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GLI ALUNNI CHE HANNO ONORATO LA SCUOLA

È motivo di sorpresa e di compiacimento scorrere gli elenchi degli alunni iscritti nei vari anni ai corsi diurni di pittura e serali di disegno.
Le capacità didattiche ed il comportamento umano e culturale degli insegnanti qualificano i corsi che, dopo l'avvio impresso dal Fondatore, vanno progredendo in frequenze, specie alle lezioni di disegno; quelle di pittura, comportando preparazione più lenta ed accurata in relazione soprattutto al particolare talento ed alla inclinazione dei singoli, segnano una seppur discontinua parabola, in parte determinata dal valore carismatico del maestro.
Nomi passati alla notorietà; nomi di alunni che si sono dati ad altra professione o mestiere; nomi oggi del tutto dimenticati od addirittura ignoti.
I più volenterosi ed appassionati frequentano sia la scuola diurna di pittura che quella serale di disegno, dando una mano all'insegnante. Fra gli allievi anche fanciulle quali: Ceresa Santina, Giorgis Maria, Bariletta Annetta. La Scuola non ha preclusioni.
Sarebbe troppo improbo inserire in questa pubblicazione un cenno biografico di ciascun meritevole; di non pochi mancano le notizie anagrafiche elementari.
Non possiamo tuttavia, dopo quanto si è detto sugli insegnanti, non integrare la rassegna con cenni sommari su quegli allievi i quali, attinta con passione e tenacia la notorietà, hanno dato lustro alla Scuola. Dei più noti esistono ormai biografie e commenti critici alle loro opere, in pubblicazioni sia antologiche che monografiche.
Noi ricordiamo qui i nomi più cari e già noti, per doverosa riconoscenza e cominciando da quelli che non sono più e sui quali può essere formulato un giudizio, in termini di tempo, definitivo.

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CAMILLO BESANA (Malesco 1887-1941)


Paesaggio alpestre
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A tredici anni, nel 1900 viene alla Scuola e la frequenterà assiduo e con rara affezione per tanti anni, alunno del prof. P.M. Gennari, poi di Dario Giorgis, dell'Enrico Cavalli, infine del prof. Sella. Le onoranze resegli dalla Scuola con la mostra postuma nel 1974 hanno valso a trarre la sua figura di paesaggista piacevole, vivace e scrupoloso, dalla eccessiva modestia nella quale aveva vissuto ed operato, così che l'apprezzamento espresso in tale occasione, consono ai suoi meriti ed alle sue doti, valse a ricordare che ebbe ben altre doti oltre alla tavolozza brillante ed al pennello fecondo, e non decade mai nella faciloneria sbrigativa e nella commercialità.
Ha lavorato a Bologna, Torino, ma soprattutto in Valle. Prodigo, c'è da chiedere chi, nella cerchia dei suoi amici e conoscenti non possegga qualche suo quadro o bozzetto.
Pittore immediato e sincero ha il senso della luce, meglio, della luminosità. Numerosi i suoi lavori nelle pubbliche collezioni e presso privati; anche quelli meno eccellenti non scadono mai nella volgarità e da ognuno dei suoi paesaggi promana l'infinito amore per i luoghi cari di cui era assiduo frequentatore, amando vivere, semplice fra gli umili.

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ALFREDO BELCASTRO (Omegna 1893 - S. Maria M. 1961)


Autunno a Buttogno
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Arrivato in Valle coi genitori, dal 1908 e per cinque anni frequenta la Scuola, meritando encomii e premi nonché giudizi lusinghieri annotati nei registri delle frequenze, per l'assiduità e l'impegno.
La crescente passione darà i proprii frutti nel corso dei lunghi anni in cui operò, aperto alle nuove forme d'espressione, ma sempre rispettoso dei canoni fondamentali, fino a conseguire un proprio ben individuato modo di esprimersi pittoricamente.
La notorietà acquisita in tutta l'Italia, soprattutto operando nelle regioni alpine e sulle sponde del lago Maggiore, è confermata dal successo nelle numerose mostre personali e collettive.
Certo le ispirazioni migliori le colse sempre dai mutevoli aspetti coloristici della Valle Vigezzo, placandone poi le eccitazioni, nelle morbidezze sfumate del Verbano. Le sue opere sono in genere di vasto respiro e allargano il paesaggio, reso ancora più luminoso da una tavolozza esuberante. Ogni soggetto è visto e trattato per il godimento visivo ed interiore. La sua pittura è onesta, briosa, descrittiva, senza sottintesi né recondite metafisiche. La sensazione che sollecita, promana dalla freschezza spesso traslucida, accentuata da indovinate prospettive e par quasi di sentire l'aria che vi circola.
Interprete innamorato del nostro ambiente montano, placato per la costrizione della salute che sfugge, dalla finestra della "casina del sole" sarà rimasto nei suoi occhi il rosso di tanti autunni e l'azzurro del nostro cielo, striato quasi invisibilmente di rosa.
La retrospettiva colla quale nel 1973 la Scuola l'ha voluto onorare, quale degnissimo allievo, non ha certo esaurito tutto quanto si deve ancora vedere e dire su Alfredo Belcastro che certo meriterebbe una approfondita biografia conoscitiva e critica.

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MAURIZIO BORGNIS (1867-1938)

Giovanissima promessa della pittura vigezzina, ha lasciato alla scuola un ritratto a bianco e nero che denota un eccezionale grado di preparazione e di sensibilità.
Emigrato dalla valle non si é saputo più nulla della sua attività di pittore, evidentemente sopraffatto da altre occupazioni.

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G. BATTISTA CIOLINA (Toceno 1870-1955)


Preludio di primavera
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Appare nei registri della Scuola ad iniziare dall'anno scolastico 1882-1883; aveva 15 anni. Egli, pur senza precedenti in famiglia,sotto la guida del profg. C. G. Cavalli e la vicinanza affettuosa di Enrico Cavalli, sviluppò nei cinque anni di frequenza la precoce inclinazione alla pittura.
Potè frequentare l'Accademia del nudo a Venezia e dal connubio fra la pittura dei veneti e degli impressionisti, doveva scaturire il sostanzioso suo stile di paesaggista.
Dopo un biennio di migrazioni coll'amico Fornara in Francia, a Lione e dove s'erano formate le più recenti tradizioni artistiche, rientra in Italia ad esercitare, anche per esigenze di famiglia, la sua fecondità produttiva, dedicandosi ai bellissimi paesaggi, ed alla copiosissima ritrattistica.
A Milano, dove, inseritosi facilmente nel locale ambiente artistico si fa notare col ben noto quadro "Il filo spezzato", lo studio di Corso Indipendenza lo vide operare alacremente dal 1898 al 1914. Successivamente andò via via occupandosi del ritratto, per tornare infine a lavori di minore impegno, quali nature morte, fiori, portati a termine negli ultimi anni della sua limpida longevità, quadri di sorprendente freschezza.
Ebbe la religione dell'arte e l'ambizione della cultura profonda; venerò la memoria dell'amico Enrico Cavalli, conservò con Fornara affettuosa amicizia, senza invidia, senza rimpianti. Compatì gli eccessi dei moderni. Amò la città, ma più la sua terra, l'alpe, i soggetti intimi e traboccanti poesia come nei quadri "Il fiaccheraio", "La stalla", "Il ritorno dall'alpe". Anelito di lirismo che riusciva a fargli scordare le traversie familiari, le esigenze per la moglie malata, il ricordo dei figli perduti nella miglior età. Ed a rasserenarne la vecchiaia sono certo valsi i successi del figlio Paolino che, uscito dalla Scuola con una buona preparazione, si sarebbe poi affermato, seppure non professionalmente.
La mostra retrospettiva tenutasi alla Scuola nel 1975 è valsa a rivalutare la figura e la pittura di G. B. Ciolina riscattandola dall'attributo di eccessivo facilismo. Basterebbe a tal fine il ritratto della madre eseguito a 20 anni con una maestria nel disegno e di impostazione da richiamare immediatamente l'abilità dei fiamminghi e le tonalità calde dei veneti.
Quanto in detta occasione ne scrisse il dr. Cesura getta solo uno sprazzo sulla prodigiosa attività del Ciolina e ci auguriamo che penna volenterosa e competente ne raccolga una biografia più completa. Che tanto ne merita.

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CARLO FORNARA (Prestinone 1872-1968)


Paesaggio vigezzino
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E' nell'anno scolastico 1883-84 che, appena dodicenne, frequenta la Scuola di belle arti Rossetti Valentini. La routine, per altro prestigiosa, col maestro C.G. Cavalli e la familiarità coll'Enrico Cavalli determinarono la preparazione artistica di base del giovane Fornara; per cui le nozioni fondamentali nell'uso del colore così come la imprescindibile correttezza nel disegno non faranno mai difetto in lui, anche quando nei lunghi anni dell'esperienza divisionista (artificio tecnico per rendere tutta la luce attraverso l'accostamento di colori integri) Fornara coglierà i più convincenti successi.
La serietà dei concetti e l'impegno professionale gli varranno un primo posto nell'ambito dei pittori che Grubicy aveva preso a stimare e proteggere, nella metropoli lombarda, donde la fama si diffondeva in tutta Italia.
Parecchio di autobiografico ha lasciato di sé il Fornara; assai più hanno scritto di lui critici e giornalisti. Quindi la sua figura è talmente nota che é certamente pleonastico diffonderci in queste note.
Le sue opere sono conosciute e riprodotte; sono sparse in pinacoteche importanti, in raccolte private Pubblicazioni prestigiose sono uscite, anche recentemente sul Fornara sfatando la quasi leggenda che la sua celebrità abbia da affidarsi unicamente alle opere divisioniste, quelle che l'hanno portato alla ribalta.
Allorché per le vicende della vita si richiuderà nel proprio eremo di Prestinone egli, lasciata l'esperienza che gli aveva dato fama, tornerà ad una pittura più riposata, morbida distesa, meno fecondo ma ambizioso di ricerche.
La sua serenità, piena di ricordi, risonante vecchie polemiche condite d'arguzie, ne caratterizza gli ultimi anni quasi ad irridere il destino mortale che si concluse per lui a 97 anni.
Coltissimo, per le molteplici esperienze vissute, curioso per innata voglia di sapere, mordace negli apprezzamenti e tagliente nei giudizi, godette dell'amicizia di eminenti artisti, scrittori, personalità; così che nella maturità era divenuto un punto di riferimento culturale ed una fonte inesausta per notizie sul mondo artistico, soprattutto vigezzino.
Venerò sempre l'amico Enrico Cavalli additandolo quale grande innovatore nel campo della pittura vigezzina; ne promosse onoranze. Coltivò amicizie, seppure intervallate da distacchi, coi pittori che erano cresciuti ed avevano studiato con lui; Peretti, Ciolina, Giorgis, Rastellini: animò, incoraggiandoli, i giovani di nuova leva che vedevano in lui, malgrado la digressione divisionista, il superstite di un tempo quasi di fiaba. Appoggiò il nipote Severino Ferraris fin tanto che, conseguita una propria maturanza artistica, poté colle sole sue forze, affrontare il mondo milanese dell'arte.
Qualunque cosa aggiungessimo su Fornara sarebbe una ripetizione, in sintesi sciatta, di quanto è stato scritto e detto su di lui. Pertanto non stiamo ad elencare le opere. Solo possiamo affermare che seguì sempre le vicende del Scuola la quale si vanta di possederne, oltre lavoretti di disegno e bianco e nero, il suo autoritratto a sfumino, eseguito nel 1888. Ben a ragione quindi ne onora la memoria come dì colui che é il più celebrato fra gli allievi.

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DARIO GIORGIS (Santa Maria Maggiore 1863-1930)


Natura morta
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Alunno della Scuola fin dalla sua apertura, la sua caratteristica figura finirà coll'identificarsi, almeno nei meno anziani, colla Scuola stessa. Divenutone insegnante, coll'Enrico Cavalli prima, poi unico titolare, ha scambiato con colleghi ed amicizie, cognizioni ed esperienze, fornendo validi apporti al comune patrimonio culturale ed artistico.
All'accademia Albertina di Torino si affina;nelle pinacoteche di Francia ed altrove, copia con scrupolosità, ma contemporaneamente indaga ed approfondisce i giochi di luce per la poesia delle nature morte. I ritratti da lui eseguiti, anche non dal vero, sono calibrati e coscienziosi. In gara coll'amico Fornara esegue il ritratto, per intero,di Max Ponti, lavoro molto impegnativo ed assai pregevole. Nell'Ossola ed in Vigezzo i ritratti elaborati dal suo diligente pennello, sono numerosi ed apprezzati.
Non disdegna la natura aperta ed armoniosa, specie quella in cui si colloca la avita "Casa del prato". Gira nell'Ossola e nelle sue valli fino al laghetto d'Antrona e sempre coglie motivi suggestivi da rendere con effetto intimistico.
I successi avuti colla ritrattistica, anche negli ambienti della nobiltà francese ed a Milano, non l'hanno mai inorgoglito; col proprio ingegno semplice e sincero ha sempre saputo accattivarsi la simpatia, la stima e l'affetto degli allievi.
Crebbe alla propria scuola di dignità univoca il figlio Francesco (1908-1971) avviandolo ad assimilare i principii e i valori coltivati dall'Enrico Cavalli, senza deviarne dal rigore, senza divagazioni né stranezze.

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FRANCESCO GIORGIS di Dario (S. Maria Maggiore 1908-1971)


Ritratto della moglie
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Ultimo della famiglia Giorgis (Ghilin) crebbe sotto le direttive del padre il quale, alla morte di Enrico Cavalli, aveva assunto ufficialmente l'insegnamento alla Scuola.
Concepì subito la pittura come doverosa sudditanza ai principii che aveva propagandato il Cavalli; sudditanza però non supina, ma controllata e comparata attraverso la conoscenza e lo studio delle grandi opere del passato; non quindi assuefazione ad un modo di fare della pittura, ma serietà ed autodisciplina.
I suoi lavori sono profondamente concepiti assai prima d'essere realizzati e prima d'essere licenziati sono ripresi più e più volte. Ne escono perciò quadri assai meditati e scrupolosi.
Ottimo ritrattista, anche da fotografia, si cimenta con buon esito nel paesaggio, per quanto ritenga che solo attraverso la creazione della figura sia possibile ad un artista esprimere interamente le proprie capacità e la propria attitudine ad interpretare il soggetto.
Il carattere volitivo e reattivo non gli verrà mai meno; la salute lo abbandonerà negli ultimi anni rallentandone l'attività; ma non riuscirà a smorzarne gli empiti battaglieri.
Schivo dal battage pubblicitario, rinserra nel proprio studio alla "Casa del prato" oltre alla propria passione, quanto gli resta di ricordi artistici dei suoi cari, focolare per i suoi affetti familiari e le rimembranze dei suoi amici e di tutto il suo passato.
Fraterno indissolubilmente con quanti ne ricambiano il calore umano, critico con i superbi, gli inetti e vanagloriosi, conclude prematuramente la sua esistenza, rimpianto ed indimenticato da quanti ne hanno conosciuto il carattere e ne hanno vieppiù apprezzato le sue grandi doti di cuore e le capacità di artista.

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FRANCESCO GIORGIS (PANTONA) (Toceno 1903-1964)


Ritratto di ragazzo
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Nipote di Dario Giorgis frequentò la Scuola dal 1917 allorché vi aveva finalmente assunto la titolarità il prof. Enrico Cavalli e vi lavorava lo zio Dario. Pittore scrupoloso ma troppo desto e timido concepì l'arte come un serio pegno di superamento. Alcune opere esposte nella Mostra con cui la Scuola volle ricordarlo traendolo dall'ombra misantropa nella quali si era serrato, lo rivelano come artista valido, capace, onesto, troppo schivo dall'apparire. Fu anche buon restauratore. Non fece mai dipendere dalla pittura le sue possibilità economiche per vivere.
Amico del Ferraris, col quale lavorò in collaborazione, nonché del cugino Francesco (figlio di Dario) ne condivise le aspirazioni, compiacendosi delle loro affermazioni e della loro asce sa. I suoi lavori si trovano per buona parte in Valle.

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GIUSEPPE MAGISTRIS (S. Maria Maggiore 1911, Novara 1967)


Paesaggio
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Anch'egli nel 1921 col Dario Giorgis è avviato al disegno ed all'impiego del colore. Poi si farà da sè alimentando la passione giovanile attraverso i molteplici contatti che avrà col mondo dell'arte, nel corso del suo pellegrinare e della vita avventurosa. Temperamento di ribelle, sensibilità quasi morbosa, ne faranno un artista dalle mille risorse. Non diffusissime le sue opere nelle quali la Valle Vigezzo ricorre col motivo tradizionale ed intimistico dei tetti di piode, dell'orto di casa, dei dossi solatii, del lavoro nei campi; il patos dei soggetti è sempre fonte di emozioni.
Anch'egli, come il Pidò, amò la musica e la letteratura; ogni sua manifestazione ha origine e linfa nel sentimento, anche quando considerazioni d'ordine filosofico sembrerebbero portarlo verso un cinismo che non gli è congeniale.
Venne a mancare quando la sua vita era avviata verso l'agognata serenità e sognava di ripetere in Valle quelle esperienze fondamentali, culturali e primigenie che aspettava di trarre dai sempre più stretti e rinnovati contatti colla vita semplice, arcaica magari, ma sapiente, dei pastori e dei contadini. Studioso delle tradizioni locali, del dialetto vigezzino, degli usi e costumi, è da ricordare anche per i saggi e gli apporti dati a tali studi in detti campi, perché il meglio delle nostre tradizioni non abbia ad essere disperso.

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SILVIO GIORGIS (S. Maria Maggiore 1862-1886)


Copia da C. Dalci
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Dal padre pittore Francesco, e poi nella Scuola di Belle Arti R. V. apprese ed affinò le proprie capacità tecniche e l'originalità nell'esprimere il proprio modo di vedere e rendere pittoricamente i soggetti, fossero figure umane, piuttosto che angoli di natura. Col fratello Dario, tenuti per mano dall'Enrico Cavalli, percorre breve carriera artistica piena di promesse acume e sensibilità. Ben noto il ritratto di giovane, abbozzo di una testa che rivela in embrione tutte le finezze interpretative con le quali, dal padre, aveva imparato a rendere i caratteri attraverso la vivacità dello sguardo, i sentimenti più intimi.
A 24 anni aveva già raggiunto una maturità d'eccezione. Il rivedere i suoi lavori sarà una vera riscoperta e la rivelazione di un artista stroncato nel fiore della sua brillante ascesa.

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LORENZO PERETTI JR (Toceno 1871-1953)


Autoritratto
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Figlio del noto pittore Bernardino e nipote del celebrato Lorenzo, crebbe nell'ambiente traspirante pittura e quindi il più idoneo a farne un artista. Dal 1890 al 1892 frequenta il corso diurno della Scuola, senza troppo impegnarsi.
Ma egli era artista per natura e discendenza; il Cavalli Enrico in una sua lettera lo definiva "misantropo e concentrato","valente pittore, studioso e fine osservatore". Perfezionatosi con dedizione non impegnata e non avendo bisogno di lavorare, dipinse un po' discontinuamente, più che altro per sfogo alla sua passione. Come era nella tradizione dei pittori locali, viaggiò in Francia sulla scia dei cari amici, specialmente col G B Ciolina.
Pittore sensibile e sottile, estroso nelle proprie concezioni condite di filosofie tratte da studi eclettici, lasciò diversi lavori conservati nella casa d'abitazione. Ma si tratta soprattutto di bozzetti, di studi con preziose ricerche di tonalità e di colore. Uomo di vasti interessi culturali confinanti persino colla magia, per i suoi comportamenti ed esperienze venne talvolta classificato bizzarro ed estroso. Peccato veramente che non si sia dedicato con maggior impegno alla pittura nel qual campo avrebbe raggiunto mete non meno degne di quelle conseguite dai suoi predecessori.

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ATTILIO PIDÒ - Malesco

Frequentò la Scuola per due o tre anni dal 1898, riuscendo egregiamente come attestano i pochissimi lavori noti rimasti. Sviluppò specialmente il proprio talento letterario e musicale.
Sposato ad una figlia del pittore Bernardino Peretti (cognato quindi del Lorenzo Peretti), la sua promettente esistenza fu troncata repentinamente a soli 33 anni, per un eccesso di emotività, originato forse da uno scherzo di amici.
E' una figura che andrebbe studiata più a fondo e valorizzata sotto il profilo della genialità artistica, anche nel campo delle lettere.
Fu amico dei Giorgis (il Dario ne fece un ritratto che ce lo raffigura giovane e bello), di Ciolina, di Fornara, dei Rastellini.
Era un'accolta che, a cavallo fra il XIX ed il XX secolo, bene rappresentavano la espressione vivace e promettente della cultura pittorica vigezzina, svincolata ormai dal concetto d'arte come " mezzo " per assurgere a"fine"puro e nobile.

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SIRO POLINI (Malesco 1909-1969)

Figlio di Enrico pittore e decoratore, fu alunno di Dario Giorgis ma coltivò soprattutto un proprio autodidattismo senza perdere mai di mira gli insegnamenti tramandati dal Cavalli.
Ebbe molta dimestichezza colla tempera e coll'affresco. Fu anche perito nell'arte del restauro. Lavorò in Valle, a Domo, a Varzo ed in Svizzera.
Ad olio ha lasciato buoni paesaggi e scene d'interno, eseguiti con una tecnica che risente del divisionismo, ma comunque robusta e densa di colore.
Per essere stato, il più, lontano dalla Valle, non é molto noto; la sua scomparsa, nel buono della sua maturità, non gli ha consentito di esplicare tutte le doti di cui era fornito.

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GIAN MARIA RASTELLINI (Buttogno 1869-1927)


La nuvola
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Assieme al fratello maggiore Gian Battista fu tra i primi iscritti alla Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini, malgrado avesse già preso dimestichezza all'arte col padre. Discepolo del prof. Carlo Giuseppe Cavalli, benché di 20 anni più giovane, divenne fraterno amico di Enrico Cavalli. Già nel primo anno di scuola mette in tela un bellissimo viso di fanciulla.
Prosegue, col fratello, gli studi a Milano a Brera e nello studio che vi avevano aperto. Ventiduenne porta a termine il grande quadro "Il sogno" che dall'Enrico Cavalli in una lettera del 1909 a don Giovanni De Maurizi è giudicato "lavoro poderoso e robusto ammirato dai primi critici d'arte, dal Trovez all'Oietti".
Nel 1912 avvia la ricerca in Francia di opere del grande colorista A. Monticelli che il Cavalli Enrico aveva già conosciuto ed apprezzato. Di tali opere riuscirà a collezionare buon numero fra le più espressive.
Grande osservatore ed interprete, acquisisce tecniche ed espressività raffinate, al mare, in Francia, Germania, Austria, esprimendo poi con immediatezza ed impressionismo largo e suasivo le proprie sensazioni nei molti lavori che esegue a Buttogno ed in Valle riservando ai luoghi natii una tematica piena della poesia delle cose e dei paesaggi che lo circondano.
Amava e praticava la musica e godeva d'ogni cosa o situazione che presentasse aspetti artistici.
Una comune matrice sentimentale determinava le sue amicizie: Fornara, Peretti, Ciolina, Giorgis, per le comuni idealità ed aspirazioni, anche se i problemi relativi fomentavano sovente dissensi e battaglie.
Aperto a tutte le correnti assimilava il meglio ed il più consono per se. Così ci stupisce nella perfezione dei ritratti la sincera interpretazione dell'animo, nel forte contenuto simbolico dei fiori, nelle composizioni attraverso le quali estreriorizza una semplicità emotiva, profonda, gentile.
La sua copiosissima produzione meriterebbe certo una diligente e completa catalogazione in quanto trattasi di un pittore non adeguatamente conosciuto e studiato, soprattutto per quanto é rimasto in lui dei contatti avuti coi cenacoli milanesi di fine ottocento, contatti che tuttavia non hanno fatto altro che acuire tanti attestati d'amore alla sua terra di Buttogno.
Le cure del fratello Camillo ed il culto per la tradizionale arte di famiglia, hanno conservato gelosamente i lavori dei Rastellini, ma soprattutto di Gian Maria. Il quale non fu sempre ed esclusivamente assorbito dall'arte, ma visse nel mondo, occupandosi di pubbliche iniziative, alle cui opere filantropiche la Valle Vigezzo deve molto.
Per le sue doti umane e di artista deve essere doverosamente annoverato fra i grandi pittori vigezzini.

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