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LE SCUOLE DI PITTURA IN VALLE VIGEZZO PRIMA DELLA FONDAZIONE DELLA SCUOLA BELLE ARTI "ROSSETTI VALENTINI"
L'avvio al mestiere del pittore e quindi il sorgere di scuole di pittura in Valle Vigezzo, non ebbe origine autonoma e determinante: fu certo un fenomeno indotto dalla presenza in Valle di affrescatori ai quali veniva affidato nei secoli XV e XVI la decorazione e l'abbellimento degli edifici chiesastici secondo le esigenze e lo stile dei tempi.
Una indagine storica in proposito non fu mai compiuta, mancando tracce e documenti facenti fede: sono certamente valide le considerazioni della prof. Beatrice Canestro Chiovenda contenute nel volume Invito alla Valle Vigezzo curato dal compianto Paolo Norsa. Realistiche anche le notazioni fatte dal dott. Cesura nel volume Enrico Cavalli e la pittura vigezzina (capitolo I).
Sta di fatto che, scoperto un filone dì attività complementare alla magra economia dei luoghi e capace di dare maggiori profitti con minimo dispendio di energie e di mezzi, fu facile al brillante e vergine intelletto dei nativi inserirsi, attraverso l'apprendistato al servizio dei pittori, perfezionarsi alle loro lezioni e sull'esempio dei maestri di venire così bravi artefici, in grado di attorniarsi di aiuti, divenuti a loro volta discepoli, erigendo i propri studi a Scuola affinando le capacità dei migliori ed alimentando la passione per la pittura, specie quando i giovani venivano portati a contatto dei capolavori veneti, fiamminghi, toscani, sia per visione diretta, i più fortunati, sia attraverso le stampe, sulle quali modelleranno poi tanti lavori pregevoli di fattura.
Forse il Mellerio Carlo, che lavorava alla Corte Ducale di Milano verso l'anno 1650 e che lasciò copiose produzioni, specie nell'Ossola, tenne scuola.
Certo fece scuola il Borgnis Giuseppe Mattia (1701-1741), del quale parla il suo allievo Giuliano detto da Parma per la protezione ducale che colà vi godette. Significativo quanto del Giuliano scrisse il Gubetta, sotto forma di autobiografia: Nel tempo del mio soggiorno il numero degli allievi (del Borgnis G.M.) aumentò; fra essi vi erano due fratelli, quasi della medesima età, figli del più celebre pittore del paese. Mosso dal desiderio di essere introdotto presso di lui, io adoperai tutti i mezzi possibili per cattivarmi la benevolenza dei suoi due figli. Finirono di amarmi al punto di manifestare al padre loro il desiderio che io avevo espresso di farmi pittore. Questi permise; vi andai. Mi disse che io ero ammesso a disegnare nel suo gabinetto; abbandonai la scuola e da quel giorno mi consacrai per tutta la vita allo studio della pittura. Studiavo con fervore indicibile quantunque avessi solo dei modelli a stampa. Osservavo attentamente quanto faceva il mio maestro e non lasciavo sfuggire occasione per sottrargli qualche cosa della sua arte. Dopo sei mesi io desideravo ardentemente già di colorire e glie ne chiesi il permesso che mi fu negato per la ragione che non conoscevo abbastanza il disegno. Il rifiuto mi addolorò, nondimeno mi sono deciso di farlo alla prima occasione. Il mio maestro essendo andato in una città per eseguire alcuni lavori a fresco, mi chiusi in casa e coi colori, che di nascosto mi ero procurato, ho dipinto un Gesù crocifisso. AI ritorno mi chiede subito il lavoro fatto; io rimasi sbigottito. Egli credendo che non avessi ben impiegato il tempo montò in sulle furie e minacciò di scacciarmi. Allora tutto tremante gli presentai il mio quadro. Appena lo vi de si calmò e dissemi: Amico mio, poiché amate dipingere, io non mi oppongo più.
Questa ricostruzione autobiografica é certamente fantasiosa, ma, desunta da una tradizione consolidata, dà un quadro ben preciso di quelle che potevano essere le scuole di pittura allora in Valle Vigezzo.
Scuole senza burocrazia e senza registri, la cui individuazione e classificazione é resa più difficile dal fatto che i pittori, passando da un maestro all'altro, emigrando, frequentando accademie, assumono personalità stilistiche estranee a quelle del maestro. Possiamo ad ogni modo affermare con certa qual sicurezza che originariamente le scuole in Valle furono due: quel e dei Simonis di Buttogno e quella di Borgnis e Dell'Angelo di Craveggia; quest'ultima trasfusa nelle dinastie dei Sotta di Malesco, quasi esaurita al momento della fondazione della Scuola da parte del Rossetti Valentini. Certamente la più antica fu quella dei Simonis fin dalla metà del secolo XVII, presso la quale la specializzazione nella ritrattistica attinse risultati eccellenti. Gli stessi Simonis, per diverse generazioni con alterne convergenze si diedero alla pittura. Alla loro scuola attinge i primi elementi Giacomo Rossetti (1759-1841) che farà poi scuola al figlio Giuseppe (1790-1870) ed al Peretti Lorenzo senior (1774-1851): quest'ultimo affinerà alla pittura i figli Bernardino e Giuseppe. Dalla scuola dei Simonis usciranno Carlo Lupetti (1827-1862) e poi Giovanni Baratta (1845-1922).
A Craveggia dal Giuseppe Mattia Borgnis, prenderà l'avvio anche il noto ritrattista Borgnis Carlo Giuseppe (1738-1804) che sarà a sua volta maestro a Francesco Maria Sotta caposcuola dei diversi Sotta di Malesco. Dai Sotta attingeranno valori i pittori Lupetti e Bernardino Bonardi.
Dagli insegnamenti di Antonio Maria Borgnis si forma Antonio Cotti. Ovviamente le discendenze artistiche non sono tassative; anche i figli tralignano, specie in arte, quando la personalità è determinante.
Verso il 1840 il "mestiere" di pittore era molto diffuso, tanto che tra gli emigrati di quegli anni se ne contavano oltre sessanta. In valle non ne rimanevano molti; vi tornavano quando fatti alcuni risparmi, si avanzavano in età.
Il problema della preparazione dei giovani all'arte che poi doveva dar loro di che vivere e nella quale avrebbero potuto sviluppare la propria inclinazione, intelligenza e sensibilità, fino raggiungere risultati degni di farli emergere ed affermarsi, pur non essendo generalmente dibattuto, era stato ben intuito.
Il Rossetti Valentini, nei lunghi anni trascorsi all'estero aveva recepito tale necessità e tornato in patria aveva concretato il proprio disegno. Cento anni fa.
Come si è detto, la buona reputazione che nel corso dei secoli XVII e XVIII avevano goduto le scuole private di pittura del Borgnis a Craveggia, dei Simonis a Buttogno, dei Sotta a Malesco, per non parlare di altre validissime ma meno tradizionali, non era affatto affievolita nel 1800, sebbene altri pittori vigezzini avessero allevato nei propri studi giovani alunni divenuti poi valenti, cosicché il numero dei pittori vigezzini aveva raggiunto nel secolo XIX, come si è detto, il proprio apice.
Ma non si trattava di corsi ed istituzioni regolari di cui l'evoluzione dei tempi faceva ormai sentire l'esigenza. Identiche istanze e circostanze avevano fatto nascere da tempo, grazie a provvidenze governative e di mecenati, nei maggiori centri, sia in Italia che in Francia e nei paesi nordici, scuole e accademie in cui gli artisti erano aiutati e indotti a progredire onde affermarsi.
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IL FONDATORE
Diversi pittori vigezzini erano passati attraverso dette accademie, specie francesi e non fa quindi meraviglia che anche il pittore Gian Maria Rossetti Valentini (di Antonio e Angela Maria Menabene, nato nel 1796 a S. Maria Maggiore e quivi deceduto il 28 marzo 1878) assurto con la capacità e la costanza a buona posizione sociale ed economica, coltivando sentimenti di amor patrio e filantropici, divisasse di dotare la sua valle di una scuola per la formazione culturale, ma soprattutto artistica dei giovani.
Aveva iniziato i suoi studi in Valle, completandoli poi in Francia avviatovi dai parenti Rossetti (secondo cugino di Giuseppe Rossetti pittore). In Francia aveva coperto con onore cattedre di disegno nei primari Istituti artistici francesi di Fladez e Montpellier.
Aveva conseguito riconoscimenti e diplomi; era stato nominato Ufficiale di istruzione di Napoleone III ed insignito dalla Croce di Cavaliere della Legione d'Onore e di quella della Corona d'Italia. Tali segni distintivi si conservano presso la Scuola da lui fondata. Per quanto ne risulta non si conoscono opere pittoriche del Nostro né ricerche in Francia hanno dato esito al riguardo. Fu certamente un accurato disegnatore.
Rientrato nel 1868 da Montpellier a S. Maria, cominciò con l'aprire a proprie spese una scuola gratuita di disegno, ritenuto, ed a ragione, la base essenziale per poter divenire buoni pittori; ne assunse egli stesso la direzione. Egli tenne scuola personalmente per circa 10 anni ed è n tale periodo che, come si rileva dai registri della Scuola, frequentarono le lezioni n. 23 allievi tra i quali: Rastellini Gian Battista, Antonio Dell'Angelo, 1 Mattei, 3 Barbieri e 1 Gnuva, 3 Borgnis, 1 Piazza, 1 Simonis, 1 Balduzzi, 1 Zanola, 1 Gaggiotti, 2 Garbagni, 3 Zamboni, 1 Ortis, 1 Bertolini.
Ma il 27 marzo 1878, vedendosi prossimo a morire, traduceva in atto pubblico la propria meditata volontà, chiamando il Notaio Peretti Giovanni Battista a rogare le proprie disposizioni per la Fondazione della Scuola che a lui si intitolò.
Vale la pena, perché serva di edificazione e costituisca motivo di venerazione al Rossetti Valentini, stralciare i passi più significativi del testamento, espressione finale dei profondi sentimenti maturati nel fondatore.
"Dono, lego e lascio, dopo Ia mia morte, tutta la modesta mia fortuna alla scuola gratuita di Belle Arti che ho stabilita e fondata perpetua in s. Maria Maggiore, Valle Vigezzo; io voglio che si sappia che tale istituzione fu da me fatta e fo' per essere utile ai miei cari figli, poveri della Valle, e non giammai per servire a qualunque altra destinazione.
Ordino e voglio che la scuola da me istituita debba nominarsi Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini e che siano conservati con la massima cura nel gabinetto di detta Scuola i ritratti dei miei genitori.
Ordino alla Commissione di regolare costantemente alla buona tenuta e conservazione delle stampe, disegni, gessi, statue, musica, istrumenti di musica, come pure la biblioteca che ho pure collocata nella Scuola.
Voglia Dio che si trovi nella Valle qualche anima generosa ed intelligente che sappia comprendere come l'uomo da bene deve a se stesso ed ai cari tigli poveri dell'amata patria".
Nasceva così, da un umanissimo, generoso impulso, la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini, inquadrata negli scopi e nei metodi con la onesta precisione dei saggi, sorretta allora da un patrimonio bastevole a perseguire in modo degno e decoroso le finalità.
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LE VICENDE DELLA ISTITUZIONE
In data 6 aprile 1879 per Regio Decreto la Scuola veniva eretta in Ente Morale. Il regolamento era stato approvato fin dal 19 febbraio 1879 e sarà, in veste aggiornata, nuovamente approvata il 2 giugno 1912. Del primo Consiglio d'Amministrazione (12 componenti) tacevano parte, oltre al Sindaco ed al Parroco, i pittori Gasparoli Carlo Maria, Giorgis Francesco senior, Rastellini Gian Giacomo.
Il fondatore aveva lasciato ogni sua sostanza, valutata allora (1878) lire 63.355,45 alla scuola, con i soli gravami di L°. 350 annue alla governante Teresa Bona (deceduta nel 1910) e L. 12 per l'anniversario religioso. Già il 17 settembre 1894 una casa rustica di compendio dell'eredità veniva venduta a certo Zani Lortenzo per incrementare i capitali liquidi e la rendita.
Nel 1915 il Cav. Giovanni Ponti Borgnis donava alla Scuola una propria casa, alienata poi nel 1921 per L. 37.000, andate ad accrescere le possibili rendite. Nel 1927 per effetto della oculata amministrazione il patrimonio era valutato a L. 200.000, ma la rendita era inferiore al fabbisogno. Il 29-9-1929 il Cav. Camillo Rastellini prendeva l'iniziativa di legare alla Scuola un capitale di L. 50.000, ed il 6-8-1934 venivano accettati legati in rendita 3.50% per un capitale di L.50.000 da Rastellini Camillo e per L. 47.500 dalle famiglie Gennari. Seguì nel 1940 e anni successivi il tracollo della moneta e la polverizzazione dei capitali; alle sorti della Scuola si provvide con qualche aiuto di fortuna e senza continuità. Nel 1954 veniva pubblicamente lanciato un grido d'allarme prontamente accolto da coloro cui stava a cuore la sorte dell'istituzione. Si segnalano le iniziative e la collaborazione del Prof. Luciano Gennari, del Cav. Lorenzo Binelli, del Dott. Guido Cesura, che raccolsero successi: la Mostra del Ritratto Vigezzino e poi Mostre di vari Pittori. In tali epoche si andò consolidando il felice e appropriato appellativo di Valle dei Pittori.
Furono così raccolti i primi aiuti ufficiali e da privati. Venne riparato lo stabile ed allestita la pinacoteca.
Negli anni recenti, pur disponendo solo di pochi mezzi derivanti da compensi per la concessione di locali alle mostre e dai corsi estivi di disegno, nonché di qualche modesta offerta, la Scuola è stata mantenuta in modo decoroso ed adatto a quegli obbiettivi che si sono ritenuti possibili in relazione ai mezzi ed alle circostanze, non senza sognare la rivitalizzazione non tanto quale scuola di pittura, quanto per farne un sacrario.
A tal fine si sta coltivando l'ambizioso progetto di ampliare la costruzione dotandola di altri locali, ampi e idonei, sia per allestirvi la quadreria, sia per ripristinare in aule più accoglienti gli ambienti di insegnamento.
Questa istituzione centenaria, tra le poche esistenti in Italia, non potrà morire fin tanto che l'arte avrà il suo insostituibile posto tra i valori umani.
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GLI INSEGNANTI
Col 1881 veniva ufficialmente chiamato ad insegnare il pittore Giuseppe Carlo Cavalli (1823- 1892) con lo stipendio di L.2.000. Gli successe nel 1893 il prot. Gennari Pietro Maria che tenne la cattedra quasi fino alla morte avvenuta il 15-12-1901 con lo stipendio prima di L.1.500 e poi d L.1.800. Al posto aveva concorso anche il prof. Enrico Cavalli, figlio del prof. Giuseppe Carlo. In data 8-8-1901 la nomina del nuovo insegnante venne tenuta in sospeso ed un'altra istanza del prof. Enrico Cavalli per ottenere la cattedra, non ebbe seguito. Senonché il 26-10-1901 venivano designati in via provvisoria l'Enrico Cavalli ad insegnare pittura e con lo stipendio di Lire 800 e Dario Giorgio ad insegnare disegno con lo stipendio di L.500. L'incarico ai due non veniva però confermato l'anno successivo.
Nel 1902 veniva chiamato a insegnare il prof. Sella Roberto (nato a Lugo il 30-7-1878) coi lo stipendio di L. 1.300, elevato poi nel 1904 a L.1.800. Nel 1909 il prof. Sella lasciava la Scuola e veniva chiamato in sostituzione il prof. Dante Comelli, confermato con deliberazione del 2 settembre 1910 con lo stipendio di L.2.500.
Con il richiamo alle armi del Comelli nel 1916 aspirano alla successione l'Enrico Cavalli e Giov. Battista Ciolina. Dopo breve periodo di Scuola tenuta da certo Besana di Malesco, viene nominato nel 1917 il pittore prof. Enrico Cavalli (1849-1919) con la retribuzione di L. 2.150. Ma anche Cavalli Enrico era giunto ormai al termine della sua travagliata e contrastata esistenza ed al suo decesso avvenuto il 29-2-1919 l'incarico fu passato al pittore Dario Giorgis con lo stipendio dì L.3.000 elevato nel 1925 a L.4.000.
Nel 1928 essendo i mezzi inadeguatissimi, si sospende l'insegnamento; poi nel 1932-1933 vi insegna il torinese Righetti prof. Vincenzo.
Dal 1934 al 1937 tiene lezioni il prof. Giobbi Giuseppe da Craveggia, con lo stipendio di Lire 5.500. Il cielo già nubiloso, con il 1938 si fa ancora più buio e tempestoso. Incombe la guerra. La svalutazione della rendita insidia l'economia, malgrado il nobile tentativo delle Famiglie Rastellini e Gennari di rimpinguarla: non si trova un insegnante che tenga permanentemente la cattedra.
I docenti di fortuna, non possono che impartire lezioni di disegno e chiaro scuro. Con la guerra l'istituzione non può funzionare regolarmente; tuttavia dal 1941 al 1945 vi insegna il pittore Severino Ferraris. Nel 1945-46 tiene lezione Giorgis Francesco (Pantona). Passata la bufera il pittore Severino Ferraris che dalla Scuola era uscito in tempi migliori, cerca di riattivarla, seppure le lezioni siano limitate alle ore serali dei lunghi inverni. Sotto la presidenza del Cav. Antonio Gennari si avviano corsi estivi di disegno per villeggianti, corsi che conoscono apprezzamenti e successi di frequenza, grazie alla collaborazione del pittore Alessandro Giozza e della sig.ra Maria Gatti Pagani. L'attuale Consiglio, sotto la presidenza del pittore Severino Ferraris, mentre cerca di rinverdire le vecchie glorie, guarda al futuro sperando che altri mecenati, con apporto di mezzi adeguati consentano la realizzazione di progetti che possano riservare alla Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini tempi migliori.
LE FREQUENZE
Dai registri della Scuola è possibile trarre dati significativi circa le iscrizioni, meno costanti le frequenze. Sono purtroppo mancanti del tutto i dati di alcuni periodi. Tuttavia, scorrendo i registri possiamo affermare che l'istituzione in un primo tempo venne riconosciuta come estremamente valida, sia per i corsi diurni di vera e propria pittura, che per i corsi serali di disegno; successivamente assunse il carattere di complemento culturale a beneficio dei giovani della Valle per divenire, nei tempi più vicini la grande favilla che gran fiamma secondi.
La scuola estiva di disegno per villeggianti, voluta dal defunto presidente Comm. Antonio Gennari, dal 1960 ha segnato un crescendo di frequenze, che ha richiamato sulla Scuola apprezzamento e simpatia.
La validità dell'istituzione, oltre che dalle frequenze registrate ai corsi di pittura e di disegno, è comprovata dalla valentia dei pittori che riuscì a formare e dei quali diversi costituiscono, ancora oggi il nerbo più importante ed esemplare, direi emblematico della cultura pittorica vigezzina.
Guido Cesura nella bella pubblicazione Enrico Cavalli e la pittura vigezzinaedita a cura della Comunità Montana della Valle Vigezzo nel 1974, ha ben delineato, sintetizzandola, la formazione di tale gloriosa accolta.
Il successo dell'istituzione era affidata ai maestri: è quindi giusto che si renda omaggio anzitutto agli insegnanti che precedettero il riformatore Enrico Cavalli, coscienziosi, zelanti ed amorevoli maestri che nell'inculcare il senso dell'arte e trasmetterne i rudimenti basilari ebbero sempre di mira la funzione didattica dell'istituzione ed i limiti conservatoristici della tradizione, senza peraltro ostacolare la personalità degli allievi o limitarne le aspirazioni e le tendenze.
Carlo Giuseppe Cavalli che tenne l'insegnamento dal 1881 al 1891 nella Relazione decennale sulla Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini da lui data alla stampa-Domo-Porta 1891 - oltre a cenni biografici assai interessanti per conoscere la di lui attività, lascia una specie di testamento spirituale con la riaffermazione dei principii educativi e didattici cui aveva ispirato la propria attività quale insegnante.
Non va dimenticato che Enrico Cavalli, seppure allievo del padre, si trovò con lui a collaborare nella formazione determinante di coloro che, appena un poco più giovani di lui, gravitavano attorno alla Scuola e negli studi dibattevano le nuove idee, fonte di contrasti e discussioni a non finire.
Gennari Pietro Maria che gli succedette ebbe antagonista per la cattedra l'Enrico Cavalli, senza che peraltro quest'ultimo riuscisse nel concorso. Il Gennari continuò i dettami ed i sistemi didattici del predecessore. Gli allievi trassero profitto in relazione al proprio impegno; i fermenti nuovi si agitavano in essi e polemiche al riguardo dell'impostazione della Scuola originarono lunghe diatribe di alto livello, talvolta accanite, specie contro il consiglio direttivo.
Fu un tempo di transizione per l'arte; e come sempre ci furono schieramenti di giovani scapigliati contro gli accademici.
Mancato il prof. Gennari Pietro Maria l'insegnamento fu retto per un solo anno da Enrico Cavalli e da Dario Giorgis poi non riconfermati.
E nel 1902 veniva chiamato alla cattedra il prof. Roberto Sella, imparentatosi in Valle e rimasto ivi fino al 1909. Dell'opera del Sella se ne è parlato e scritto nel 1976 per la penna di Guido Cesura.
Sella ormai aveva fatto proprie le tendenze dilagate nel mondo della pittura. Oltre ad insegnare coscienziosamente, non disdegnò di mettere a confronto le proprie esperienze con quelle che andavano maturando nei suoi allievi migliori; l'evoluzione era in atto e, salvo che nella ritrattistica, non ancora dal tutto soppiantata dalla fotografia, la produzione dei pittori vigezzini spaziava in sintonia con gli echi che giungevano o che si importavano dal di fuori.
Dall'impressionismo cominciava a far capolino il divisionismo e l'espressionismo contenuntistico trovava facile alimentazione nel simbolismo d'oltralpe.
Dimessosi il prof. Sella la cattedra viene coperta dal prof. Dante Comelli; la guerra mondiale del 1915-18 consentiva a malapena il mantenimento dell' istituzione sulle basi dello sviluppo che sul piano artistico aveva ottenuto fino allora.
Nel 1917 finalmente assume la direzione della Scuola il prof. Enrico Cavalli; terrà l'insegnamento fino alla morte avvenuta, miseramente, nel febbraio 1919.
Con l'opera di Enrico Cavalli che aveva indelebilmente improntata tutta la pittura vigezzina, praticamente si conclude un periodo aureo e la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini per la pochezza dei mezzi non poteva che sopravvivere sperando.
Continua fino al 1928 prima sotto la direzione del pittore Dario Giorgis, che fu degno continuatore del Cavalli; si succedono poi i professori Righetti e Giobbi. Nel 1946, immediato dopo guerra, la Scuola si è alquanto risollevata ad iniziativa di ex allievi rimasti fedeli all'istituzione ed è riportata alla ribalta dell'attenzione di quanti possono aiutarne le sorti. Il pittore Severino Ferraris ne dirige l'attività artistica e, dopo il periodo della feconda presidenza del Comm. Gennari e del Cav. Binelli, ne presiede il Consiglio Direttivo.
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LA FIACCOLA DELL'ARTE E' ORA AI VIVENTI
Fra i pittori ex alunni che abbiamo sopra ricordati e quelli tuttora viventi il trait-d'union è certamente costituito dal pittore Severino Ferraris, residente a Prestinone.
Non vorremmo che la simpatia e l'affetto che nutriamo per lui travisassero i giudizi che dovremmo formulare sul suo coscienzioso e personale modo di operare in pittura.
Ci consenta perciò il dr. Guido Cesura di riportare qui le parole colle quali ne parla nel suo volume "Enrico Cavalli e la pittura vigezzina":
"Egli (il Ferraris) fu uno degli ultimi allievi di Enrico Cavalli alla Scuola; lavorò poi con la guida del grande zio (C. Fornara) e si affermò con il proprio stile personale che ha suscitato la simpatia di una numerosa clientela. Oggi è il Presidente della Scuola in cui studiò pittura ed in un certo senso rappresenta il ponte di passaggio fra l'arte dei pittori citati e quella dei vigezzini delle nuove generazioni.
La Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini in epoche diverse ha avviato all'arte tanti e tanti altri le cui vicende non siamo in grado di riferire.
Tra gli artisti viventi i quali hanno avuto dalla Scuola i rudimenti in grado diverso, oppure sono stati influenzati dall'atmosfera che l'istituzione ha tenuto viva, alcuni più, altri meno, si sono affermati. E non vogliamo fare loro torto pronunciando giudizi frettolosi od eccessivamente anticipati. Ci limitiamo a riportare i loro nomi, augurando che i migliori possano conseguire tali successi da dover essere ricordati in avvenire, come una seconda e terza generazione di pittori usciti da questa matrice valligiana. Eccoli: Acetosi Alfredo, Ciolina Paolo, Quigliati Verdiano, Gennari Giovanni Antonio, Ramponi Pio, Giozza Alessandro, Dresti Aldo, D'Antonio Giulio, Mellerio Giovanni, Coppi Alfredo, Giorgis Carletto, Giorgia Susy, Bertina Giovanni. Ed ancora Pianzola Maria e Pagani Maria che appassionatamente hanno anche prestato la loro opera nell'insegnamento.
E quanti altri pittori, sensibili al richiamo della nostra Valle ed alla sua nobile tradizione, ci sono affezionati e ravvivano le estive stagioni con nutrite mostre?
Il parlarne sarebbe troppo lungo e ci porterebbe oltre i limiti di questa pubblicazione.
La Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini è comunque compiaciuta di aver costituito, e di costituire tuttora, un punto luminoso di riferimento, una luce che seppure fioca e bisognosa di alimento, non intende spegnersi.
PRESENTE ED AVVENIRE DELLA SCUOLA
Parlare di ripristino sic et simpliciter della Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini con le finalità che erano al sommo dei pensieri del Fondatore, finalità che allora erano impellenti e di attualità, sarebbe vaniloquio assurdo.
Anzitutto l'arte pittorica, col tempo, ha subito una tale evoluzione per cui sarebbe tanto bello ma fuori della realtà pensare di formare dei pittori costringendone le espressioni nei limiti dei canoni rigoristici, pur sempre validi, ma dissonanti rispetto alle tendenze ed all'etica moderna. Il dinamismo sbrigliato dei troppi pittori di oggi (o che si dicono tali) mal si adatta ad essere incanalato nei limiti di una "Scuola"; onde ci sembra bene, per ora, coltivare con sani principi, i virgulti, seguendo ed aiutando quelli che diano spiccato affidamento di sicura e seria riuscita.
In secondo luogo occorrerebbe ricostituire (ma su quali basi?) un patrimonio validamente ancorato e tale da garantire una rendita annua adeguata alle esigenze future, oggi ancora di difficile definizione. Senza rinunciare quindi a tali obiettivi, l'Amministrazione della Scuola si è trovata d'accordo nel conservare gelosamente quello che è rimasto (purtroppo molto materiale è andato disperso, distrutto, sottratto in tempi calamitosi); nel valorizzare quel piccolo patrimonio di quadri che il Fondatore, i successivi insegnanti e qualche banefattore han via via donato alla Scuola. La piccola Pinacoteca non ha però fine a se stessa.
Il Consiglio, anche con questa modesta pubblicazione si è ripromesso di richiamare sulla "Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini" l'attenzione e la simpatia di quanti vivono, frequentano, amano, la Valle Vigezzo "Valle dei pittori".
Si è ripromesso di assicurare ai generosi che vorranno donare alla Scuola dipinti, quadri, oggetti d'arte, altrimenti sconosciuti e destinati a corrompersi od emigrare, l'ambiente e le cure adatte alla conservazione di quanto costituisce il patrimonio ideale di questa magnifica Valle la quale, se tanto ha avuto dalla natura, molto ha restituito in arte.
Di riflesso, nobilitata e aiutata la istituzione, sarà più facile per seguire le finalità che, al momento, sembrano ancora irragiungibili, ma che, per generoso impulso di qualche illuminato mecenate, potrebbero venire presto nel perimetro delle cose attuabili.
AGGIORNAMENTI
Negli anni recenti la Scuola ha partecipato ad alcune mostre finanziate parzialmente anche dalla Regione Piemonte. Si ricorda in particolare la collaborazione della Scuola alla Mostra avvenuta a Trento nell'inverno 1999-2000 e che riguardava il pittore Carlo Fornara. La stessa mostra è stata poi portata a Milano.
Il Consiglio Direttivo della Scuola rimane in carica per cinque anni. I membri sono così eletti:
3 dal Comune di Santa Maria Maggiore
3 dalla Comunità Montana della Val Vigezzo
1 (di diritto) il Parroco Pro Tempore di Santa Maria Maggiore
Il Comune di Santa Maria Maggiore elegge il Presidente della Scuola scegliendolo fra i tre membri da esso stesso eletti per il Consiglio Direttivo. Quest'ultimo nomina un Segretario scelto fra persone esterne.
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